Per rispondere a quest’interrogativo penso sia opportuno che ci sia la volontà non solo di analizzare criticamente il passato e il presente, ma soprattutto sia necessario aiutare a riflettere sul futuro.
Per attivare una simile riflessione può essere molto utile “Immaginare il futuro” (Mimesis Edizioni, Eterotopie, Milano 2016), un libro curato da Carlo Bordoni, nel quale, attraverso diversi contributi, 25 intellettuali (filosofi, sociologi, scienziati, storici, etologi, psicologi e politologi) si interrogano oggi sulla società di domani.
Vengono delineati i tratti di uno scenario prospettico nel quale la nostra società, sempre più liquida, renderà la velocità di diffusione dei cambiamenti e di necessario adeguamento sempre più elevata. Così come sottolinea Giuseppe Longo, in apertura del suo saggio molto efficace “Il futuro non è più quello di una volta”, riportando il pensiero del fisico Niels Bohr: “fare previsioni è difficile soprattutto sul futuro: si possono solo costruire degli scenari con un grado più o meno elevato di attendibilità, scenari che potrebbero subire un’improvvisa impennata verso l’attuazione oppure essere annientati da un evento imprevedibile”.
Non resta che cercare di immaginare il futuro analizzando i principali megatrend (D. De Masi), di tentare una lettura del futuro connotata da ottimismo (E. Boncinelli) ed auspicare un capitalismo realmente responsabile (V. Castronovo).E poi c’è Edgar Morin che, in “Turbare il futuro della terra-patria”, ci sottolinea “il mondo è nei dolori agonici di qualcosa di cui non si sa se è nascita o morte. L’umanità non riesce a partorire l’Umanità”. Ne bisogna dimenticare il suggerimento conclusivo di A. Oliverio nel suo saggio “La mente
del futuro”: “adeguare i nostri schemi mentali alle innovazioni future è impresa che richiederà un crescente impegno negli anni a venire, caratterizzati da un ritmo di innovazione sempre più rapido”.
Da leggere.
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