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E’ giunto il momento di guardare al tema della strategia in modo un po’ diverso. Che cosa sia la strategia aziendale (corporate strategy) è oggi sicuramente più chiaro di ieri. Non sono passati cinquanta anni e più senza che molti aspetti si siano chiariti e nonostante ciò può essere opportuno dedicare al tema ancora alcune riflessioni.
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Pur se consapevoli di una certa semplificazione si ritiene che la strategia aziendale comporti due scelte fondamentali e tra loro strettamente collegate: definire la meta ideale del viaggio che si intende intraprendere e le azioni o gli intenti strategici che si pensa sia necessario intraprendere per raggiungere la meta desiderata. Si tratta di tracciare una rotta e di cercare di seguirla sin tanto che non si riveli sbagliata o impossibile da mantenere. La meta, invece, non cambia, resta quella. Salvo che non si verifichino cambiamenti nel contesto esterno così profondi e irreversibili, da suggerire non solo un cambiamento di rotta, ma una necessaria ridefinizione della meta.
Perché gestione della strategia ? Poiché la strategia è un processo complesso come da sempre hanno sostenuto James Brian Quinn ed Henry Mintzberg. Il motivo è semplice: la strategia va pensata, va discussa, va presentata in modo esplicito, va condivisa, va deliberata, va attuata e va monitorata per coglierne nei tempi più brevi possibili le eventuali esigenze di cambiamento. Così nelle imprese si è rivelato non essere sufficiente essere efficaci nella formulazione della strategia, è necessario poi darne attuazione. In considerazione poi dell’attuale contesto ambientale esterno è altrettanto necessario monitorare le caratteristiche della strategia realizzata e dei suoi risultati rispetto a quella deliberata e ai risultati desiderati. Potrebbe essere necessario avviare una nuova fase di formulazione tenendo anche in considerazione l’evoluzione che nel frattempo ha avuto anche lo scenario di ambiente esterno.
Si tratta quindi di attivare un processo circolare continuo, nel quale solo per utilità metodologica si possono individuare tre macro fasi: l’attività di formulazione della strategia, quella di attuazione e quella di monitoraggio di quanto si va realizzando nel tempo. Fra l’altro nella strategia realizzata come minimo si hanno delle reazioni talvolta imprevedibili da parte dei competitors e se la strategia comporta una disruptive innovation si possono anche avere dei cambiamenti indotti di scenario esterno. Si pensi alla Apple di Steve Jobs.
La strategia aziendale è una (la meta) e tendenzialmente rimane quella, gli intenti e le azioni per la sua attuazione no.
Si tratta quindi di attivare un processo sequenziale circolare, flessibile nell’ambito del quale il tradizionale planning è troppo articolato nei contenuti e rigido nei tempi di elaborazione e di attuazione.
Così per dare un supporto al management aziendale in tutte queste fasi può essere opportuno dare seguito ai suggerimenti di Kaplan e Norton e creare un Office of Strategy Management.
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