Ci sono riflessioni che non finiscono mai di essere attuali. È questo il caso del “Circolo delle idee” proposto da Carlo Cattaneo, ormai più di 150 anni fa. La riflessione è semplice: in economia se si osserva ciò che viene creato (sia da un’impresa che da altri istituti), alle origini ci sono delle idee che portano a combinare in vari modi risorse naturali e lavoro per ottenere beni e servizi che spingono a dar seguito ad altre idee di miglioramento o di innovazione. Questo ci sembra in estrema sintesi l’idea di Cattaneo.
Si ritorna a lui, dopo un convegno tenutosi alla Liuc, l’Università Italiana che porta il suo nome, in occasione del centocinquantesimo anniversario della sua morte (Carlo Cattaneo, Ieri e oggi, Castellanza – Va 10 Aprile 2019). In uno dei suoi scritti “Del pensiero come principio d’economia pubblica”, (recentemente ripubblicato in edizione bilingue -italiano inglese- da Lexington Books con la finalità di dare diffusione al pensiero di Cattaneo nel contesto anglosassone) venivano espressi con forza e con puntuali esemplificazioni due aspetti: il primo è che tra le variabili che condizionano lo sviluppo di un’economia vi è, oltre alla natura, al lavoro e al capitale, l’intelligenza; il secondo per affermare il valore fondante dell’intelligenza, poiché usando le sue parole, si può ritenere che “non v’è lavoro, non v’è capitale, che non cominci con un atto di intelligenza”. Prima di ogni lavoro, prima di ogni capitale, quando le cose giacciono ancora non curate e ignote in seno alla natura, è l’intelligenza che comincia l’opera e imprime in esse per la prima volta il carattere di ricchezza» (pag.58-59).
Da queste affermazioni nasce il Circolo delle idee: si muove da un atto di intelligenza, si plasmano lavoro e capitale, in tal modo si può generare ricchezza. Così Cattaneo ha occasione per ribadire: “Chiuso il circolo delle idee, resta chiuso il circolo delle ricchezze” (pag.66). Non ci resta che notare come negli anni in cui gli assets immateriali ed in particolare l’Intellectual Capital* vengono indicati come centrali nel processo di creazione di valore economico da parte delle aziende, il pensiero di Cattaneo suoni come antesignano e ci porti a riscoprire nei suoi lavori un elemento aggiuntivo fondamentale: l’intelligenza, a sua avviso, è un mix di volontà e capacità di pensiero. Ripensando all’oggi ci viene una triste riflessione: forse quello che manca a livello politico italiano ed europeo è proprio la capacità di attivare un “circolo delle idee” nuovo.
* Per chi volesse approfondire il tema dell’Intellectual Capital, si ricorda, nell’ormai molto ampia letteratura dedicata all’argomento, l’insuperato volume di L. Edvinsson – M. Malone “Intellectual Capital” (Harper Business, New York, 1997), che aprì sulla complessità della variabile associando all’originario e fondante Human Capital, i patrimoni che questo può creare e sviluppare: Knowledge, relazioni commerciali e soluzioni organizzative.
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