Il management ha molto da imparare dall’arte e da alcune forme di espressione artistica, ma sembra che troppo spesso ce ne si dimentichi. La nostra idea è di recuperare l’arte per gli insegnamenti che questa ci può offrire: “impara dall’arte e non metterla da parte”, ma se puoi applica nella prassi aziendale per quello che ti ha suggerito ed ispirato.
Il primo zoom nella nostra panoramica fra le arti è sulla musica e, in particolare, sul jazz. Ci sono diversi insegnamenti interessanti che possiamo trarre da questa forma di espressione musicale, apparentemente quella con meno regole: invece uno spartito c’è sempre e va interpretato. Certo, per esperienza diretta, l’improvvisazione è da ricercare, ma riesce bene solo se i musicisti sono creativi, sono tra loro in sintonia (questione di feeling) e si concordano alcuni passaggi chiave per gli assoli. Non è quasi mai un’improvvisazione totale, soprattutto tra musicisti che non si conoscono almeno musicalmente. Anche nella forma estrema del free jazz esiste sempre una “sorta di partitura”.
Il gruppo jazz che funziona è un gruppo affiatato, con musicisti che quando suonano insieme sono in sintonia e si stimano fra loro per le loro qualità strumentali. Qualità strumentali che non sono solo tecniche (abilità/rapidità nell’eseguire certe scale musicali), ma anche e soprattutto creative (quando si riesce a tirare fuori l’anima dallo strumento). Questo spiega perché alcuni musicisti siano chiamati a partecipare a più sessions, dagli artisti che si propongono al mercato con le loro composizioni. Si pensi nel jazz moderno al ruolo svolto da Miles Davis. Nelle sue bands sono passati musicisti che poi sono diventati a loro volta delle icone del jazz: Keith Jarret (piano), Chick Corea (piano), Dave Holland (contrabbasso), John Mclaughlin (chitarra) e altri ancora.

Per approfondimenti su cosa si può imparare dal jazz si può anche leggere, per chi non lo avesse ancora fatto, la seconda edizione del volume di F. Barrett, Disordine armonico (Egea) che avevamo già segnalato, ma che oggi in questa nuova edizione è anche impreziosita da un’intervista a Paolo Fresu, musicista autore di pezzi indimenticabili, come quello che descrive il nostro essere: la “Follia italiana”.