Nel novembre 2016 ci ha lasciati anche il prof. Jay Forrester del M.i.t.. Chi lo conosce sa che il suo principale merito scientifico è stato quello di aver proposto, con il suo Principles of systems (Wright-Allen Press, Cambridge, Mass. 1968), l’approccio per un’analisi dinamica dei sistemi. Quest’approccio divenne famoso anche in Italia con la pubblicazione nel 1972 di “I limiti dello sviluppo” (Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori, Milano), un lavoro del System Dynamics Group del Massachussetts Institute of Technology, nel quale si presagì quella che sarebbe stata la prima grande crisi delle economie sviluppate a livello mondiale: la crisi petrolifera (1974).
Anche McKinsey ci ricorda il contributo del prof. Forrester con un suo articolo pubblicato in allegato all’ultimo McKinsey Quarterly con un’ introduzione particolare “Inventing the future“.

Ma Jay Forrester con il suo approccio propose alla comunità scientifica mondiale un modello di analisi fondamentale: muove dall’assunto che i sistemi aziendali siano formati da “catene causali” e ci si debba pertanto basare sulla ricerca delle relazioni di causa/effetto tra variabili. Si deve inoltre cogliere la circolarità di tali relazioni. Questo sancisce la pericolosità in alcune teorie di management, come in altre discipline, di proporre modelli statici, caratterizzati da relazioni unicamente lineari.

Quest’approccio fu per me una piacevolissima scoperta quando seguì nel 1981, al Corso di Pianificazione e analisi Strategica (Co.P.A.S.) della Scuola di Direzione Aziendale, le lezioni di Andrés E. Breiter. Non l’ho dimenticato. Anzi quest’approccio l’ho ritrovato proposto per l’elaborazione della Mappa Strategica, elemento qualificante dell’intera Balanced Scorecard. Se non si applica la ricerca delle relazioni casuali tra variabili, è difficile elaborare una Bsc in grado di svolgere il suo ruolo di strumento a supporto della strategy execution.

Uno studioso del M.i.T. che ha ulteriormente divulgato l’analisi dinamica dei sistemi è stato Peter Senge che con il suo “La quinta disciplina” (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1992) ne ha evidenziato la sua elevata utilità, in fase applicativa, per attivare processi di apprendimento organizzativo.

Ad oggi in Italia alcuni studiosi hanno seguito e applicato i suoi insegnamenti. Oltre ai contributi di Vittorio Coda (L’analisi delle relazioni di causa/effetto nel governo delle imprese,Finanza Marketing e Produzione, n.2 Giugno 1983), a cui recentemente si è affiancato Edoardo Mollona (Il governo della dinamica della strategia, Finanza, Marketing e Produzione, n.4 2002 e il volume a unicamente a sua firma Strategia, complessità e risorse, Egea Milano).

Si ricordano inoltre alcuni lavori di Vittorio D’Amato, tra l’altro Responsabile dell’Associazione Italiana di Analisi Dinamica dei Sistemi e fondatore nel 1987 della rivista Analisi dinamica dei sistemi. Insieme a lui Carmine Bianchi, di cui si ricorda, in particolare per le sue applicazioni ai temi di pianificazione e controllo Modelli contabili e modelli “dinamici” per il controllo di gestione in un’ottica strategica (Giuffrè Editore, Milano 1996).