Vorrei dedicare una qualche riflessione sull’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina poiché ha qualcosa da dirci in tema di management:
-si è lavorato per progetti e si lavorato rispettando tempi e qualità, non so se si sia tenuto sui costi,
-si è arrivati just in time su quasi tutti i progetti,
-si è abbinata creatività a tecnologia,
-si è presentata Milano come Cortina anche se la vicinanza maggiore è con il Monte Rosa,
-si è cercato di valorizzare il patrimonio culturale e sportivo di Milano: luci su San Siro e su Leonardo da Vinci,
-abbiamo imparato qualcosa in più sul “gioco di squadra” grazie alle nostre squadre olimpiche,
-italiani? Ah, però!
Per arricchire queste poche riflessioni con qualcosa di più stimolante ricordiamo che il direttore artistico di Milano-Cortina è il veneziano Marco Balich che aveva già donato all’Expo e alla città di Milano un emblematico albero della vita. La rivista Wired, nella sua rubrica Grande Giove, lo intervista (ecco qui il link).
e il video dove Balich presenta le sue idee è interessante come sono interessanti queste frasi tratte da Wired: “la cerimonia olimpica non è solo uno show, è un ponte tra culture. Un momento irripetibile in cui sembra che il mondo intero stia guardando nella stessa direzione. “Con tutte le complessità e le contraddizioni che porta con sé, la cerimonia olimpica resta l’unica occasione di aggregazione alla pari, dove tutti si ritrovano, poveri e ricchi, comunisti e fascisti. È un momento meravigliosamente aggregante”.
Che dire poi del clima organizzativo che si crea tra le persone: molte cose si fanno, ma non solo per soldi. Il caos democratico si diffonde.
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