Guarda caso quando non si parla del lupo, il lupo prima o poi compare. Il lupo è un’eventuale relazione di amicizia tra le persone che lavorano insieme.

Ci sono i contrari e i favorevoli. I contrari si basano su possibili favoritismi. Le considerazioni sono di questo tipo: essere amico del capo è sconveniente poiché se vieni promosso è perché sei suo amico e per contro se non vieni promosso allora ti puoi anche chiedere a che è servito essere amici. Questa opinione era autorevole. Veniva dal Prof. Renato Tagiuri (psicologo alla Hbs di Boston), che sconsigliava relazioni di amicizia. Ma erano anni nei quali il lavoro non occupava ancora larga parte delle nostre giornate. Successivamente, con l’erosione del tempo sottratto dal lavoro al tempo libero, è venuto crescendo il gruppo degli studiosi favorevoli a queste relazioni amicali. Muovono dalla considerazione che legami di amicizia, hanno conseguenze positive e profonde sulla produttività, sul coinvolgimento e sulla fidelizzazione dei lavoratori; le amicizie sono un grando aiuto nel trattenere le persone in azienda.

Così Paul Ingram, Kravis Professor of Business at Columbia Business School e consulente su temi di leadership e strategia, in un recente articolo pubblicato su Harvard Business Review (January 2026) afferma: “Ho trascorso decenni a studiare ciò che chiamo amicizie di business, e posso affermare che queste relazioni producono benefici personali e professionali, tra cui fiducia, supporto emotivo, condivisione della conoscenza, innovazione, avanzamento di carriera e performance lavorativa. Tuttavia, molte persone incontrano un ostacolo nell’ottenere questi benefici. Lo chiamo pensiero dei mondi separati: l’idea che qualsiasi scambio interpersonale che coinvolga denaro finisca per essere mercificato e privato del suo valore emotivo. Invito invece i leader ad adottare il pensiero dei mondi integrati, che accetta e persino celebra le relazioni in cui il personale e il professionale si sovrappongono”.

Una cosa è certa: se non si hanno amici è facile diventare vittime della “epidemia da solitudine”. Una sindrome che rischia di diffondersi anche causa l’eredità del Covid: lo smart Working. Inoltre, quando invece si permette alle amicizie autentiche di sovrapporsi alle reti professionali, si costruiscono network più ampi e utili, si collabora in modo più aperto e si sperimenta un maggiore benessere. Integrare questi due mondi è una strategia pratica per lavorare meglio e vivere una vita più appagante. Per cui le relazioni amicali risultano particolarmente preziose nelle imprese con prevalenza di knowledge workers. In queste organizzazioni basate sulla conoscenza, fiducia, sicurezza psicologica e apprendimento rapido sono la vera moneta del successo, e queste condizioni prosperano quando le persone costruiscono amicizie autentiche. Le realtà di oggi lo rendono evidente: creare amicizie attraverso il lavoro non è solo umano, è un imperativo per il business e per il benessere.

Per favorire questa integrazione, Ingram suggerisce quattro azioni: mettere il legame personale prima di quello professionale, ampliare il concetto di amicizia (non solo rapporti intimi, ma anche legami più leggeri), ampliare l’idea di ciò che è professionalmente rilevante e costruire relazioni attraverso lo scambio di favori, iniziando dal dare e mantenendo una reciprocità flessibile. Con questo articolo l’autore afferma che le amicizie professionali non sono una distrazione dal lavoro, ma costituiscono una risorsa fondamentale contro l’isolamento e un fattore chiave per migliorare sia la performance organizzativa, sia la felicità individuale e da ultimo la fidelizzazione delle persone. A conclusione non mi resta che ricordare il titolo dell’articolo di Paul Ingram che è già eloquente monito Don’t Underestimate the Value of Professional Friendships

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