John Sizer (il Misuratore) docente dell’anglosassone University of Technology di Loughborough, mi venne segnalato da un collega ed amico docente Bocconi, Sergio Mascheretti. Devo confessare che gli fui particolarmente grato poiché trovai subito alcune impostazioni nei suoi lavori che mi sembravano in sintonia con il mio approccio ai costi. In primo luogo, il fatto di partire da casi aziendali concreti per spiegare i costi e le teorie legate ad un metodo di calcolo (Marginal o variable costing) piuttosto che ad un altro (Full costing). Poi, in secondo luogo l’accettazione dell’affermazione ampiamente condivisa dalla letteratura: “costi diversi per scopi diversi”.

E da ultimo, peraltro, l’elevata propensione, in una pluralità di situazioni decisionali, ad un utilizzo dell’approccio a margini di contribuzione: di primo livello (costi variabili) e di secondo livello (costi fissi specifici tracciabili in modo oggettivo). Le diverse decisioni vengono poi contestualizzate in ambiente inflazionistico come quello che aveva caratterizzato gli anni di poco precedenti la pubblicazione del lavoro più ricco di stimoli Perspective in Management Accounting.

Tra questi stimoli alcuni sono legati all’idea di aiutare il marketing a comporre delle decisioni considerando anche la convenienza economica e alcuni strumenti come le curve di iso-marginalità e il life-cycle costing. Le prime mettono in evidenza le diverse combinazioni di contribuzione unitaria e di volumi di vendita che portano al medesimo risultato in termini di reddito complessivo. Ogni curva mette in evidenza il reddito complessivo dato da tutte le possibili combinazioni contribuzione unitaria volumi di vendita: Ci si sposta verso l’alto sull’asse dell’ordinata aumentando la contribuzione unitaria, mentre sull’asse delle ascisse, spostandosi verso destra, si aumentano i volumi. Con due piccoli accorgimenti: sostituire al margine di contribuzione unitario quello in percentuale (%) e ai volumi di vendita i fatturati di vendita

Ciò posto il valore segnaletico di questo grafico e la sua utilità in termini di apprendimento sta nel mettere in evidenza quante possibile combinazione diano il medesimo risultato economico (curve di equi-reddito) e come sia possibile migliorare o peggiorare il risultato stesso con:

-Una variazione nei volumi di vendita

-Ma anche con una variazione del margine in % attraverso una variazione del mix di vendita

Un’impostazione simile può essere utilmente data dal combinarsi in termini di Curve di equi-Roi
tra la Redditività delle vendite (Return on sales Ros) e il Tasso di Rotazione del Capitale investito, il cui prodotto è un determinato valore del Roi. Se si spinge il management non financial a riflettere su questi due indicatori si può far capire in modo semplice che per conseguire un Roi del 14% sono possibili almeno due combinazioni:

Ros x Rot = Roi
7%. x 2 = 14%
2,15% x 6,5 =14%

La prima alternativa è frutto di una strategia di elevata redditività delle vendite con pochi volumi, mentre la seconda strategia consegue la sua redditività puntando decisamente sui volumi, sulla rotazione del capitale investito. Ma accanto a queste classiche indicazioni eco-fin non mancano nel libro anche interessanti pagine dedicate agli indicatori, non solo finanziari, finalizzati a valutare le performance, ad esempio, in realtà higher education o anche nelle non-for profit company. Sono segnali interessanti per una materia che ampliandosi verso il concetto di performance aziendale tende ad introdurre il concetto di Key Performance Indicator in sostituzione degli indicatori di redditività o liquidità.

In sintesi questo lavoro, che è del 1981, è che superato, anche perché il capitolo 6 dedicato agli impatti dell’inflazione sulla gestione eco-fin, causa dazi più o meno incombenti e i prezzi-costo crescenti per molte materie prime e prodotti finiti riporterà l’inflazione come fenomeno di grande attualità. In tal caso il capitolo 6 di questo libro che nasce da una relazione presentata all’Institute of Cost and Management Accountants (Icma), suggerisce come debbano cambiare le regole e le formule di orientamento dei prezzi di vendita, rispetto ad una situazione senza inflazione. Inoltre date le diverse possibilità di praticare sui diversi prodotti prezzi di vendita “teoricamente corretti” cambiano le marginalità dei prodotti e la manovra dei mix dei prodotti può diventare una leva preziosa e indispensabile per salvaguardare la redditività.

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