I Sistemi informativi
In realtà a discutere con libri e articoli su questo tema nelle sue implicazioni manageriali, si iniziò circa 70 anni fa quando alcuni studiosi di organizzazione dell’Harvard Business School enfatizzarono il ruolo dei sistemi informativi, quei meccanismi operativi chiamati ad essere di supporto al funzionamento di un’organizzazione attraverso la raccolta e la distribuzione di informazioni che non necessariamente utilizzavano il computer. Nel Team di ricerca oltre a John Dearden e Warren McFarlan, c’era Michael Scott-Morton, un giovane ricercatore che all’epoca era ancora un promettente studioso della HBS.
John Dearden – Warren McFarlan (Irwin, 1966) Management Information Systems. Text & cases.
Una prima distinzione: i sistemi informatici
Poi nei primi anni Settanta si iniziò a distinguere la parte del sistema informativo gestita con il computer e sempre ad Harvard venne pubblicato: John Dearden – Warren McFarlan – William Zani (Irwin, 1971) Managing Computer based Information Systems. Text & cases.
Le prime classificazioni
Da questo libro presero spunto le classificazioni che proponevano il Sistema Informatico come supporto prevalente alle attività di planning e control, del quale riprendeva le classificazioni in decisioni strategiche e decisioni di gestione operativa, queste ultime distinguibili in decisioni di Operational Control e di Management Control. Con quella tripartizione classica proposta da Robert Anthony nel 1965 (Planning and Control systems,Irwin). Sulle pagine di Harvard Busienss Review intanto veniva consacrata la centralità del computer: Neal J. Dean The Computer Comes of Age, Harvard Business Review January February 1968.
Così, sempre sulle pagine di Harvard Business Review si intensificava il dibattito con numerosi articoli dedicati alle potenzialità e alle miserie dei sistemi informatici e si riproponevano delle raccolte degli articoli che animavano questo intenso dibattito. Ci furono autori che presero precise posizioni critiche. John Dearden fu uno di questi, e il suo scetticismo soprattutto sul fatto che fosse possibile impostare un completo, integrato e perfettamente efficace Management Information System, gli costò un po’ di popolarità. Ma forse all’epoca, le esperienze non sempre positive, osservate con riferimento al supporto dei sistemi di pianificazione e controllo, sembravano dargli ragione. Il team di ricerca dell’HBS era comunque ampio e tra i componenti ne emersero due: Richard Nolan e James McKenney. Il primo, in particolare, attraverso una serie di articoli su Harvard Business Review “smontò il giocattolo”, ma poi propose delle soluzioni per ricostruirlo.
Iniziò nel 1973 avvertendo sulla probabile sfida dei Data Base, con l’articolo il Computer Data Bases: The Future Is Now (HBR September 1973); a questo seguì Managing the Four Stages of EDP Growth (HBR January 1974);,con la proposta di quattro fasi lungo il ciclo di vita dei sistemi informatici; e la serie si completò sottolineando di non preoccuparsi poiché le crisi in parte fisiologiche si possono gestire Managing the Crises in Data Processing (HBR March 1979). Il modello proposto aiutò molti responsabili, allora ancora chiamati responsabili dell’Edp (Elaboration Data Processing), a capire in quale fase dell’evoluzione fosse il loro sistema informativo.
Il Management Information System (Mis)
La ricerca si estese ad altre università oltre a quelle bostoniane, che rimanevano peraltro un punto di riferimento rilevante. Con S.C. Blumenthal (1973) Princeton-New Jersey, lavoro molto conosciuto in Italia in quanto pubblicato nella collana Isedi “Economia e Direzione aziendale” e curato in questa edizione da Riccardo Varaldo. E poi Gordon B. Davies (1974) New York University ed ancora Kenneth C. Laudon (1988), della New York University. Ma l’attenzione andava intensificandosi. Tuttavia, a fine anni Settanta si dovette constatare che qualcosa non stava andando come si era sperato. A denunciare apertamente questa situazione, come ricordato, fu, nel 1979, Richard Nolan (HBRMarch) con il suo Managing the Crises in Data Processing, articolo dagli intenti costruttivi.
Sempre in quegli anni anche in Italia i Sistemi Informativi incontravano grande interesse. In particolare Pier Franco Camussone alla Sda-Bocconi avviava l’area Sistemi informativi di cui fu a lungo responsabile e stimolante testimone. Tra i suoi lavori sono da ricordare: Pier Franco Camussone (Etas Libri, 1977) Il sistema informativo. Finalità, ruolo e metodologia di realizzazione e un secondo testo, questo testo più di base, ebbe un discreto successo editoriale e fu scritto con Enrico Pluda e Carlo Polese (Etas libri 1985) Il sistema informativo in azienda, nella collana Biblioteca dei Quadri aziendali, diretta da Giorgio Pellicelli. Sempre in Bocconi la scuola nella quale andavano a svilupparsi alcune ricerche era quella che trovava in Sistemi informativi d’impresa (Giuffrè 1970) di Andrea Rugiadini il suo lavoro fondante. Un’altra Scuola di economia aziendale che si avvicinò e approfondì i Sistemi informativi in Italia, fu quella dell’università di Pisa, che in Luciano Marchi ebbe il suo esponente principale con la pubblicazione di Sistemi Informativi aziendali (Giuffrè,1993 e 2003).Un discorso a sé meritano i docenti del Politecnico e in particolare di quello milanese. Inoltre tra i tanti lavori interessanti si ricorda quello di docenti del Politecnico di Milano, G. Bracchi, C. Francalanci e G. Motta Sistemi informativi e aziende in rete (McGraw Hill 2001).
Dal Mis ai DSS passando per gli Mss
Ma gli anni in cui si verificò una significativa svolta furono il 1984-85. Nel 1985 si tenne un Research Colloquium all’Harvard Business School, coordinato da Warren McFarlan, che ormai era diventato il docente senior su questi temi, responsabile del Centro di Ricerca. Il suo Team aveva da poco pubblicato Corporate Information Systems Management. The Issue Facing Senior Executives (Irwin 1983 1°Ed.) a firma anche di James Mckenney e James Cash; libro tradotto e pubblicato anche in Italia, con la curatela di F. Giacomazzi, da Isedi (1989, con il supporto di Unisys) e il titolo Gestione Strategica delle tecnologie per l’informazione. Nel saggio introduttivo del Colloquium M. Scott Morton, che nel frattempo si era spostato all’M.i.t. sulla riva sinistra del Charles River, riaffermava l’importanza, maturata negli ultimi anni, di considerare il Management Support Systems nelle sue varie possibili articolazioni: Data support systems, Decision Support systems, Executive support systems. Era dal 1978 che all’Mit ormai si discuteva di Decision Support Systems; dalla pubblicazione del libro scritto da Scott Morton con Peter Keen (Decision Support Systems. An Organizational perspective, Addison Wesley 1978) che fu anche il primo contributo della collana Addison Wesley dedicata ai Support Systems e diretta da Peter Keen (Stanford University) unitamente a Charles Stabell (dopo Stanford, Norwegian School of Economics, Bergen -Norway). Ma M. Scott Morton non voleva rimanere solo in questa specifica area di ricerca e così come responsabile di un Team di ricerca nel 1991, si spostò verso problemi strategico-organizzativi. Il libro da lui editato, con un suo saggio introduttivo, aveva un titolo emblematico: The Corporation of the 1990. Information Technology e Organizational Transformation (Oxford, 1991). Con questo volume, in parte rispondeva al lavoro di Richard Walton (Harvard Busienss School) sulle implicazioni organizzative dei progetti informatici, prima fra tutte le esigenze di considerarli progetti che devono far avviare in contemporanea progetti di cambiamento organizzativo. Il titolo del libro: Up and Running, evidenziava la difficoltà di riuscire ad attuare un’efficace integrazione tra le soluzioni di Information Technology e il configurarsi delle variabili organizzative. Il Mis era sempre in agguato, con le sue difficoltà realizzative, ma lo si era quasi un po’ dimenticato, per andare a studiare applicazioni più vicine ai decision-makers ed in grado di condizionare la qualità delle loro decisioni grazie alla disponibilità di informazioni.
Arriva il digitale
Siamo all’inizio del nuovo millennio e si era completato un percorso: si era passati dal semplice Centro elaborazione dati (Ced), al più complesso Elaborate data processing (Edp), al più ampio concetto di Information Technology (IT) e ricomprendere ad oggi l’idea di un’Information Communication Technology (ICT), con un responsabile che per criticità dei contenuti tende a sedere nella C-suite: il Chief of Information Officer. Indubbiamente dopo il diffondersi dei PC, dopo il 1985, iniziano ad arrivare le soluzioni digitali e con il decentramento della possibilità di raccogliere ed elaborare dati, esplodono le possibilità di utilizzo del dato in autonomia da parte dei singoli individui. Si verifica il fenomeno nuovo del decentramento del sistema informativo: non più terminali connessi, ma unità di elaborazione autonome.
Aumenta in modo esponenziale il numero dei dati gestibili: Big Data
Si va ad innescare sul precedente trend la possibilità di ottenere dati da Data Base centralizzati e caratterizzati da quantità di dati molto elevate. Si entra nell’era dei Database e dell’importanza di creare soluzioni, così come avveniva con il Mis, facilmente fruibili e valorizzabili. Il problema da gestire diventa quello dei Big Data e sembrano crollare tutte le vecchie barriere del passato sia alla raccolta, che all’elaborazione dei dati. In questa fase del suo sviluppo l’Ict trova un altro studioso che sviluppa il tema e ne offre delle possibili coordinate prospettiche: Thomas Davenport. Due libri tra i molti sono interessanti per cogliere i suggerimenti di uno studioso che arriva dai processi gestionali e da un loro eventuale ridisegno (Process Innovation, Reengineering Work through Information Technology, Harvard BS Press, 1993), spesso estremamente vantaggioso, anche grazie alle tecnologie digitali. Il primo lavoro elaborato con J. Harris è Competing on analitycs. The new Science of Winning. Harvard Business School Press, 2007 e Pubblicato in Italia da Isedi con. Il titolo: L’analisi delle informazioni come fonte di vantaggio competitivo (2007, a cura di A. Bubbio). Il secondo libro è BIG DATA @ Work. Dispelling the myths, (HBSP 2014) e tradotto per F. Angeli con il titolo Big Data @l lavoro.
Si approda al Data Driven
Il resto è storia recente e mette sempre più in evidenza che si è passati in azienda da una situazione di scarsità di informazioni alla disponibilità di fin troppe informazioni. Nascono le esigenze di saper gestire i “numeri” e in questo percorso di selettività la statistica e il modello dei Fattori Critici di Successo (Fcs) sono imprescindibili. Aiutano ad essere selettivi in modo efficace. La statistica, ad esempio, con la correlazione tra variabili e la definizione di campioni significativi. Mentre il modello degli Fcs, risultato della ricerca Mit, ci ricorda che i FCS sono pochi. Secondo John F. Rockart (articolo su HBR March 1979) dal titolo emblematico: Chief Executives Define Their Own Data Needs. Sono quei Fattori da cui dipende la continuità di un’impresa in un business e hanno tre possibili fonti: l’ambiente esterno, le esigenze specifiche dei clienti e una specifica strategia competitiva d’impresa. Sono quindi da ricercare in queste tre aree. Il percorso descritto per i Sistemi Informativi aziendali viene anche evidenziato dal libro di Laudon-Price Laudon che dopo la prima edizione del 1988 nel 2021 è giunto alla 17° edizione. Ma se il titolo è sempre il medesimo, Management Information Systems, cambiano i sotto-titoli che richiamo lo stato dell’arte alla data della nuova edizione. Nel caso della 17° edizione il sottotitolo è Managing Digital Firm.
E adesso ci pensano le Artificial Intelligence
Il momento di transizione verso il livello dell’Intelligenza Artificiale avviene dal 2010 in poi ed è ben sintetizzata dagli articoli di questa raccolta di articoli apparsi sulla Rivista proprio in quegli anni HBR’s 10 Must Reads on AI, Analytics, and the New Machine Age (with bonus article “Why Every Company Needs an Augmented Reality Strategy” by Michael E. Porter and James E Heppelmann) Paperback – January 15, 2019. La letteratura, in materia di Intelligenza Artificiale (Artificial Intelligence AI), a partire dal post Covid è cresciuta in modo esponenziale e si affronta il tema in termini di impatto sulle attività di management, sul ruolo delle persone e sullo stile di direzione che caratterizzeranno questa nuova era. Per non essere scontati segnaliamo, per gli spunti di riflessione offerti Francesco Varanini. Questa biblio-grafo è come se fosse scritto da un non specialista informatico. Da una persona che, durante questi 70 anni ha cercato di seguire nelle realtà aziendali, l’evoluzione di quest’area dalle sue origini ai giorni nostri, cogliendone i momenti più significativi e che nonostante l’attenzione a questa evoluzione non è un tecnico, ma un fruitore delle tecnologie informatiche. Così come in questo libro dove le tecnologie, facilitando connessioni e contaminazioni, aiutano a praticare, con sempre maggior creatività, l’arte della strategia.

Resta aggiornato con i nostri contenuti attraverso la nostra newsletter.
Scopri Manage-Mind: i migliori contenuti di management sempre a portata di clic
Scrivi un commento
Devi accedere, per commentare.