All’inizio degli anni ’60 si svilupparono e affermarono presso il Tavistock Institute alcune ricerche che approfondirono le tematiche organizzative e di comportamento proponendo di analizzare le organizzazioni come sistemi socio-tecnici aperti. Erano gli anni in cui A.K. Rice pubblicò “The Enterprise and Its Environment: A System Theory of Management Organization” e “Learning for Leadership: Interpersonal and Intergroup Relations” e F.E. Emery ed E.L. Trist pubblicarono “The Casual texture of organizational environments“.

Dei contributi di questi studiosi, per chi fosse incuriosito e volesse saperne un po’ di più, si segnalano per lo loro più facile reperibilità:

– Albert Rice, I sistemi socio-tecnici. Saggio inserito in Materiali per una teoria organizzativa d’impresa, e tratto dalla traduzione italiana del suo “The Enterprise and its environment”, con il titolo L’impresa e il suo ambiente

– Emery Trist, Sistemi socio-tecnici. Saggio in Progettazione e sviluppo delle organizzazioni

Questo filone di studi venne seguito e approfondito anche dal Prof. J. Seiler dell’Harvard Business School e da un ampio numero di docenti che all’epoca collaborava con l’area organizzazione e comportamento organizzativo della stessa Business School bostoniana (J. Lorsch, G. Dalton, L. Greiner, P. Lawrence).
In proposito si segnala il lavoro di Seiler, conosciuto anche per la sua traduzione italiana dal titolo “Analisi dei sistemi e comportamento organizzativo“. Questo contributo influenzò in modo significativo il pensiero di Andrea Rugiadini e della scuola di organizzazione operante nell’università Bocconi. Il suo libro “Organizzazione d’impresa” segnò un’epoca.

A più di cinquant’anni da quei contributi, anche a causa del diffondersi delle tecnologie digitali vengono riproposte alcune idee e alcune soluzioni riconducibili a quelle teorie. In particolare si ricordano due recenti studi apparsi su Harvard Business Review. Il primo, “Dalla biologia lezioni per la sopravvenienza aziendale“, sottolinea un concetto molto semplice e utile: le aziende sono sistemi complessi adattivi che evolvono in continuazione e talvolta in modi imprevedibili. Che sia una spiegazione alla loro capacità di sopravvivere anche in ambienti particolarmente ostili?
Il secondo, “Beyond the holacracy hype“, che suggerisce, presentando l’esperienza di Zappos, l’abbandono delle strutture gerarchiche per dare attuazione ad una forma di Holacracy. In essa imperano le logiche del self-management organization che conferiscono potere decisionale a team fluidi a o circoli (circles) che si possono creare a vari livelli.
Due articoli da leggere per riscoprire vecchie teorie magari dimenticate e comunque rivisitate.