Questo libro di Severgnini è tutta una sollecitazione a guardarci dentro, a guardarci nella testa.

Che sia una “Testa ben fatta” come ci sollecita a cercare di avere Edgar Morin* non è difficile dirlo, ma sicuramente il tempo ha dimostrato che la testa degli italiani non sarà perfetta, ma non è neanche tanto male. Certo il primo capitolo dal titolo “L’aeroporto, dove si dimostra che amiamo le eccezioni più delle regole” ci fa capire molte cose.

Così, scorrendo tutto il libro di Severgnini si può capire perché per noi italiani sia così difficile essere manager all’americana. Ma è poi così importante esserlo?

B. SEVERGNINI, La testa degli italiani, Rizzoli, 2005

Indice

Venerdì – Primo Giorno: da Malpensa a Milano

– L’aeroporto, dove si dimostra che amiamo le eccezioni più delle regole

– La strada, o la psicopatologia del semaforo

– L’albergo, dove i casi unici non si accontentano di una stanza doppia

Sabato – Secondo Giorno: a Milano

– Il ristorante, una forma di saggezza seduta

– Il negozio, campo di battaglie perdute

– Il locale, dove le volpi diventano pavoni

Domenica – Terzo Giorno: Ancora a Milano

– Il condominio, luogo verticale per ossessioni trasversali

– Il tinello, la centrale operativa del controspionaggio domestico

– La camera da letto, il bagno e i problemi della privacy affollata

Lunedì – Quarto Giorno: verso la Toscana

– Il treno, dove molti parlano, pochi ascoltano e tutti capiscono

– Il museo, belle ragazze alle pareti

– La televisione, dove la Signorina Seminuda si veste di significati

Martedì – Quinto Giorno: in Toscana

– La campagna, dove si dimostra che siamo i maggiori produttori mondiali di sensazioni

– La piazza italiana, uno strumento più versatile del coltellino svizzero

– La finestra, il perimetro delle nostre fantasie (qua e là ghigliottinate da una tapparella)

Mercoledì – Sesto Giorno: a Roma

– La banca, palestra di confidenza e diffidenza

– L’ufficio, il teatro dell’anarchia ordinata

– Il centro commerciale, prove d’America a domicilio

Giovedì – Settimo Giorno: a Napoli

– Il marciapiede, o dell’individualismo collettivo

– L’automobile e l’amore ribaltabile

– L’agenzia di viaggi, dove la nazione allena incoscienza e patriottismo

Venerdì – Ottavo Giorno: in Sardegna

– Il porto, il fascino complicato di una frontiera liquida

– La spiaggia, un nudo riassunto

– Il giardino, clausura fiorita

Sabato – Nono Giorno: a Crema

– Il barbiere, l’edicola e le città-salvagente

– Il monumento. Eppur si muove

– La scuola, il laboratorio dei ricordi condivisibili

Domenica – Decimo Giorno: da Crema a Malpensa, passando per San Siro

– La chiesa, dove ragioneremo del menu morale

– Lo stadio, appunti di gastroenterologia sociale

– L’orizzonte. Ovvero: ridateci Colombo

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