In qualsiasi luogo è possibile fare impresa, anche al Rione Sanità a Napoli. Qui è nato Totò e hanno trovato ispirazione le commedie di Eduardo De Filippo e qui un colorato e variegato gruppo di persone, come ci racconta don Antonio Loffredo, ha dato vita ad iniziative imprenditoriali espressione della voglia e della capacità di cambiare. Questo dove le situazioni scoraggiavano dal muoversi in questa direzione che canterebbe De André “ostinata e contraria”.
Ci vogliono idee, ci vuole coraggio e anche perseveranza nel dare seguito alle idee. I vari capitoli di questa nuova edizione (2025) continuano a raccontare storie di “cose fatte” che sono il risultato di fiducia negli altri e di condivisione. Sono questi tutti gli “ingredienti” di quella che si ritiene l’impresa del futuro, capace di mettere al centro le persone. Si può cogliere questo spirito di imprenditorialità sociale diffusa quando si parla della “Casa Cristallini” recuperata per i bambini e la loro dispersione scolastica e per le famiglie. C’è poi la scoperta del ruolo del viaggio nella crescita di una persona. Scrive don Loffredo sull’esperienza dei suoi ragazzi: “una volta partiti non sono più tornati gli stessi, eppure sono diventati pienamente sé stessi” (pag.80). Il regista-imprenditore di tante di queste storie è stato proprio lui Don Loffredo, che ha spalancato le porte delle chiese a corsi di teatro, ha spinto gli abitanti a prestare attenzione all’arte e per farlo ha anche aperto le Catacombe di San Gennaro, quelle del rione che erano ridotte a magazzini; in sagrestia ha poi fatto nascere un coro e ha avviato su una palestra di pugilato. Ha suscitato interesse laddove nulla sembrava poter riuscire a coinvolgere.
Così, quando guardo la nuova copertina del libro (la prima edizione era del 2013) devo ammettere che la trovo suggestiva: riprende alcune immagini della facciata del Duomo di Napoli, recentemente create dall’artista francese JR, ritraendo una folla di persone impegnate nelle attività più diverse. Un atto tutto di creatività sociale che aiuta a non dimenticare il presente e a ricordare da dove può nascere il futuro.
Da ultimo, una particolarità: ogni capitolo si apre con una citazione, anche questa di grande effetto. Trovo che per Napoli e per i suoi artisti- imprenditori musicali la citazione di Wagner, riportata anche nell’VIII° capitolo del libro, sia nella sua essenzialità una grande verità: “là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica”. Certo, il luogo da cui si proviene e le sue caratterizzazioni giocano per le persone un ruolo condizionante. Con lucida amarezza don Loffredo scrive: “Da queste parti è così. La vita speso è dura e stritola le menti. Ostacola, quando non li impedisce, i sogni, le aspirazioni, i progetti, le ambizioni, i diritti. Quando sei nato alla Sanità, rientri in un quadro, uno schema, un percorso obbligato, con scarsi gradi di libertà. Se è vero che il denaro non dà la felicità, tuttavia determina il corso che può prendere un’esistenza, talvolta sin nei minimi dettagli” (pag.73).
È così, ma questo libro vuole dimostrare quali possano essere delle vie di fuga positive e su quali principi si possano basare. Insomma, come anche per noi oggi, bisogna crescere in fretta, non c’è più tanto tempo per “pazziare”. Eh sì, “pazziare”, che solo le origini napoletane dell’autore gli consentono di precisare è: “un termine meraviglioso che illustra la commistione tra gioco e follia….”.
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