L’organizzazione, ci ricorda Gianni Rebora, può costituire nei prossimi anni “uno spazio forse ancora abitabile tra l’esperienza individuale e i mille rumori di un universo interconnesso e caotico”. Uno spazio vivibile che potremmo considerare come la “terra di mezzo”. Quella terra che Tolkien nel Signore degli anelli e in altri suoi libri, ha sempre sostenuto esistere su questa terra, anche se apparentemente frutto della fantasia. Ma, per rappresentare concretamente come sia possibile creare questo “spazio efficace” per tutti gli attori, è opportuno pensare ad una organizzazione con caratteristiche molto diverse da quelle attuali. È opportuno che abbia:
a. grandi capacità di ascolto, per sentire e capire, pur essendo in ambiente molto rumoroso, quel “rumore di fondo” che anche le più sofisticate cuffie Wi-fi per l’ascolto della musica non riescono ad eliminare
b. non potrà più essere burocratica ma dovrà essere altamente flessibile e capace di adattarsi
c. sarà in grado di fare costantemente Learning
d. si affiderà più all’arte che alla scienza
e. capacità di sfruttare la tecnologia più che di subirla

Per rimarcare questi suggerimenti nel 2024 è stato pubblicato dalla Rivista Sviluppo & Organizzazione un supplemento speciale al n°315 e destinato ad Illuminare le organizzazioni (supplemento che può essere richiesto gratuitamente al link della casa editrice Este.

Si legge nella presentazione del Manifesto: ““Illuminare le organizzazioni” è allora un imperativo per migliorare la vita sociale dei nostri giorni futuri. Il tema ha tante valenze: capire, condividere, risanare, stimolare, responsabilizzare, valorizzare, ispirare… Come si può squarciare il velo di opacità che altera la vista sulle organizzazioni reali, la risorsa centrale delle società moderne? Questa è la discussione, il confronto che vogliamo aprire in campo ampio, coinvolgendo le forze vive della nostra società”.
E così è stato. Ad un primo livello si è aperto un dibattito che è spaziato dalle pagine del Sole 24ore a quelle del Electronic Journal of management (ne avevamo indicato i confini in un nostro post Impresa progetto e “l’impresa che vogliamo“. In questi contesti è stato presentato anche il contributo di Gianni Rebora. Si sono poi svolti alcuni convegni che hanno ampliato il numero e il portato delle riflessioni sulla potenziale organizzazione “ideale”. Forse il cambiamento auspicato può sembrare difficile da attuare, ma questo non deve impedirci di tentare. Anche all’estero alcuni studiosi si mossi in questa direzione. Primo fra tutti l’attentissimo e avanguardista Henry Mintzberg che ha sancito: Understanding Organization….Finally! (2023) dove dopo aver ribadito la non trascurabile esigenza di un approccio situazione all’organizzazione ne ricorda i sei componenti di base che vanno disegnati ad hoc:
-vertice strategico, rappresentato dal Top management
-linea dei manager intermedi
-Nucleo operativo che svolge in concreto le attività
-Tecnostruttura, rappresentata da organi tecnici come analisti, planner e controller
-Staff di supporto come information technology e HR
-Ideologia e cultura, con particolare attenzione ai valori condivisi

E per far capire le ineluttabili diverse esigenze organizzative che possono spostare l’efficacia di una soluzione organizzativa rispetto ad un’altra, presenta nelle pagine conclusive del suo ultimo libro pubblicato anche in Italia (F. Angeli, 2023) questa metafora (pag. 235): “Se mettete in una bottiglia mezza dozzina d’api e lo stesso numero di mosche, e se posizionate la bottiglia in orizzontale con la base (parte chiusa) verso la finestra vedrete che le api insistono, finché non muoiono di stanchezza o di fame, nel tentativo di trovare un’apertura nel vetro; mentre le mosche, in meno di due minuti sono volate fuori dalla parte opposta, attraverso il collo di bottiglia…..” (metafora tratta da Waterman In search of Excellence, pag.108). Così ci si può chiedere: nell’attuale contesto di ambiente esterno ci può essere più utile un approccio meno strutturato e più imprevedibile come quello delle mosche o quello strutturato delle api?
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