Da lontano nel tempo e nello spazio. Uno dei primi insegnamenti che Gianfranco Dioguardi mi ha regalato attraverso i suoi scritti è legato ad uno dei suoi primi libri, quello dedicato alla gestione aziendale applicata al caso dell’azienda paterna di costruzioni edili, ricevuta in eredità quando ancora non era laureato.

Poi, da laureato al Politecnico di Milano, fu tra i più convinti sostenitori di un corso di laurea in Ingegneria Gestionale. Ma era anche chiamato a fare l’imprenditore e, praticando questa figura, mi suggerì in uno dei suoi primi e innumerevoli contributi una prima idea all’epoca per me illuminante: le soluzioni organizzative da adottare per un’efficace gestione di una realtà aziendale sono diverse da impresa ad impresa e nella stessa impresa nel tempo; era il caso di una piccola impresa, nei venti anni considerati, cresciuta dimensionalmente, in un settore complesso come quello dell’edilizia. Si trattava di una prima indicazione verso un approccio situazionale. Approccio che si stava affermando in quegli anni dopo la pubblicazione del libro di Lawrence e Lorsch, dedicato al contingency approach: Organization and Environment: Managing Differentiation and Integration (Harvard Business School, 1970; ristampato nel 1986 nella collana HBS Classic).

Su questa idea per diversi anni ho fondato il corso di Contabilità Industriale (I costi e le decisioni aziendali) in Università Bocconi, di cui mi sono occupato da metà degli anni Ottanta sino al mio trasferimento alla Liuc-Università Cattaneo alla fine degli anni Novanta. Il testo che avevo predisposto per quel corso nell’ateneo milanese era infatti una raccolta di articoli e casi aziendali che suonava così: La contabilità analitica in diverse tipologie di impresa e in condizioni ambientali perturbate (Edizioni Unicopli-varie edizioni). E poi ancora, anche nel libro dedicato al Budget, riprendevo questa idea: Budget. Principi e soluzioni tecnico strutturali per tipi di impresa. Modelli e casi per affrontare la complessità gestionale (Sole 24 Ore, varie edizioni, la prima 1991 la quarta ed ultima 2013). Una seconda idea, che veniva sempre proposta nel suo libro del 1982 (Organizzazione come strategia), si ispirava al contributo di Alfred Chandler Jr. e del dilemma Strategy and Structure: viene prima la strategia e poi la struttura o viceversa. Chandler, analizzando la storia delle grandi imprese di quel Paese, sosteneva che normalmente viene prima la strategia; tuttavia, da un certo momento in poi nelle realtà statunitensi l’organizzazione giocava un ruolo spesso rilevante nel determinare una strategia. Era il management a svolgere tale ruolo; così, secondo Dioguardi, dalle sue osservazioni, l’organizzazione condizionava la strategia ed avrebbe dovuto essere considerata come elemento della strategia; in Italia si viveva quel difficile momento storico, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, che suggeriva questo cambio di paradigma. Una simile impostazione poteva sembrare essere in contraddizione con il modello imprenditoriale classico che vedeva, con la nascita di un’impresa, prima la strategia e poi l’organizzazione. Il modello tayloristico-fordiano veniva invece messo in discussione e con esso l’organizzazione di alcune grandi imprese, private e pubbliche, che erano nate e cresciute anche in Italia a cavallo del XIX e XX secolo. Il lato oscuro di queste strutture era la ricerca di una produttività data dai volumi con l’esigenza di strutture pesanti. Un modello che la crisi petrolifera e la conseguente inflazione della seconda metà degli anni Settanta (1974-80) mise in discussione.

Quel libro scosse il mondo economico italiano. Ci fu chi lo criticò e chi invece ne sottolineò la correttezza di analisi e di soluzioni indicate. I suoi spazi di lavoro erano comunque ampi. Cantieri edili con gli uffici a Milano, la sede originaria nelle Puglie sua terra natale. Ma Dioguardi ha sempre amato, come il padre anche lui pugliese, considerarsi non persona del sud, ma un italiano. La madre friulana gli facilitava il sentirsi così.

Da quel libro sono passati quaranta anni, ma lo storia di una crisi energetica e non solo si ripresenta a minacciare l’economia e la crescita del mondo occidentale. I problemi sono ancora più complessi che in passato per cui: 1. l’organizzazione deve creare l’alveo nel quale nasce la strategia; 2. l’organizzazione, per essere all’altezza, deve cercare di essere “enciclopedica”. Da qui il titolo emblematico del libro: L’impresa Enciclopedia. Organizzazione come strategia per il terzo millennio (Guerini, 2022). Insomma si deve riflettere sul fatto che, secondo Dioguardi, la cultura aziendale e un sapere diffuso siano risorse strategiche pari se non superiori a quelle tecnologiche e finanziarie. A confermare la criticità delle due variabili alle quali legare i contenuti dell’impresa enciclopedia c’è anche la Prefazione di Federico Butera, una delle menti italiane più propositive sui delicati temi organizzativi. In queste pagine si commenta con queste parole il Capitole 6 del libro, dal titolo Verso il futuro: “è il punto in cui precipitano le proposte che durante le 216 pagine precedenti sono state più volte evocate e illustrate. È l’idea chiave di un’impresa nuova per il Terzo Millennio, un’impresa enciclopedia che si avvale di conoscenze di ogni tipo, di tecnologie informatiche, di processi di cambiamento e innovazione, di valori, di responsabilità individuali e collettive” (pag.18).

Posso solo aggiungere di condividere che per un’impresa il vero problema è l’evoluzione dell’ambiente in questo ultimo decennio (Covid, terrorismo e guerre incluse): più il contesto interno ed esterno diventa complesso più l’impresa ha bisogno di persone con le conoscenze più varie. Ma non basta. È necessaria anche cooperazione e in questo scenario l’espressione più complessa, nella proposta di Dioguardi, diventa la città-impresa (con un suo manifesto) che, come evidenziato, richiede alleanze fra tutte le istituzioni presenti in un territorio. Gli stimoli non si fermano qui. A supporto delle varie idee presentate ci sono: la proposta di una City School per una nuova formazione urbana delle persone, un sensibile recupero dell’attività ricerca troppo spesso trascurata nel nostro Paese e la visione di una città-impresa, dove l’impresa enciclopedia si muove e con la città sviluppa uno ricco scambio culturale. Non si dimentichi infine il richiamo, ricco di riferimenti, che l’autore dedica ai filosofi (fra questi ci sono G.B. Vico e Kant), agli economisti (muove da Adam Smith) e agli studiosi di management (non mancano Douglas Mc Gregor e Gianni Rebora), che impreziosiscono il libro.

D’altra parte che questo contributo possa risultare di rilievo per la cultura economica, e non solo, del nostro Paese lo dimostra anche uno fra i riconoscimenti ricevuti. Dioguardi, umanista e scrittore oltre che imprenditore, con questo libro ha avuto la soddisfazione di risultare nella triade dei libri finalisti al Premio Biella letteratura industria nel 2024. Penso che possa essere una stimolante lettura.

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