Filosofeggiare, molti ci dicono, è forse l’antidoto per non essere risucchiati dall’Artificial Intelligence. Ci viene suggerito di sviluppare il pensiero critico, di essere pragmatici e quindi di risalire nei nostri studi filosofici almeno a Platone e Aristotele Viene così in mente la scuola di Atene dove, come pennellava Raffaello Sanzio, i due filosofi greci al centro della scena si confrontavano e discutevano.

La Scuola era fisicamente ubicata ad Atene ai piedi del Partenone e da lì si poteva e si può ammirarne l’insuperata bellezza. Ma in generale ci si può domandare: può valer la pena, per noi che ci occupiamo di management, meditare pagine di filosofi? E se sì, a cosa può servire farlo?

Innanzitutto, una prima risposta viene dai suggerimenti e indicazioni che gli stessi filosofi ci offrono: è sicuramente utile farlo. Così, mi piace ricordare quando, su stimolo di Laura Bini di Scuola Coop, si fece un ciclo di incontri con il management delle differenti realtà geografiche del mondo Coop, per cercare di innovare sui temi di Pianificazione e Controllo. Questi incontri muovevano da una riflessione di Gian Battista Vico: La nuova scienza (un suo trattato del 1720) dovrà preoccuparsi di “accertare il vero e inverare il certo”. Di far lavorare insieme filosofia e filologia. Inverare il certo è fare filologia, ossia analizzare i fatti storici e i documenti, mentre accertare il vero è compito della filosofia, di chi ricerca la ragione universale. Questo processo mira a spiegare le leggi eterne della storia e dello sviluppo umano, unendo la narrazione dei fatti alla loro interpretazione attraverso una lettura razionale. La filosofia è una scienza dell’uomo e della storia, che cerca di capire come gli esseri umani costruiscono il loro mondo nel tempo. La filosofia è scienza dell’universale, la filologia è scienza del particolare. Non vanno separate poiché il materiale sul quale spesso si elaborano le teorie viene offerto dai singoli casi aziendali che ne dimostrano la portata e che vanno riportati a far parte del campione di analisi. La Filosofia ha quindi un suo preciso ruolo e deve mantenere ed ampliare il suo recupero intellettuale a livello manageriale. Ce lo ricordano anche i convegni. Uno di questi ha portato alla pubblicazione nella Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz di una raccolta dei contributi degli studiosi (i nomi sono in copertina) che hanno partecipato a quel convegno con un titolo che incuriosisce “Filosofia ed economia: una antica alleanza rinnovata” (2021).

Come prime letture per scaldare le menti, ne seguiranno poi altre. Suggeriamo di partire da due tendenzialmente opposte visioni dell’individuo. Quella di Herbert Marcuse ne “L’Uomo a una dimensione” che sostiene come la società moderna schiacci le persone e le spinga ad essere incapaci di pensare in modo critico e oppositivo. Da qui la monodimensione, in contrasto con la multi dimensionalità auspicabile e legata alle aperture culturali.

In contrasto si può avere la persona che viene suggerita dalla lettura di Così parlò Zarathustra di Nietzsche, che spinge a diventare una persona autonoma, creativa e coraggiosa, capace di dare senso alla propria esistenza senza appoggiarsi a verità preconfezionate: un super-uomo che diventa un super-manager.

Non mancano poi elementi di riflessione sulle soft skill manageriali offerte, ad esempio, dai quaderni di Schopenhauer. Tra questi si ricordano”«L’arte di conoscere sè stessi” o “L’arte di ottenere ragione” e, per un loro breve commento, si rimanda alla raccolta curata in Manage-Mind dal titolo Per un management a regola d’arte. Ma anche libri tanto snelli quanto stimolanti come quelli di Seneca dove si suggerisce la metafora della navigazione a vela (“se non si può orientare il vento si possono riorientare le vele”) o quanto indicato dal riconosciuto abile oratore Cicerone quando tratta dell’arte della comunicazione.

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