Come tutti gli anni, ormai siamo al V Rapporto sul mondo post-globale, e arriva puntuale il Rapporto della squadra di studiosi guidata dal prof. Mario Deaglio che offre una serie di indicazioni e spunti per “Scegliere la rotta” (Guerini &. Associati) e in quella direzione facilitarci il compito predittivo, in base al quale discutere la rotta stessa e condividerla con le persone che da settembre in poi si apprestano ad elaborare il budget 2027.

Ci sono alcuni particolari di questo libro che ci tengo a segnalare alla vostra attenzione:

-Si muove dalla convinzione, affermatasi negli ultimi rapporti del centro, che opereremo in un contesto economico di post-globalizzazione; questo significa che, salvo pochi prodotti, proposte valide per qualsiasi mercato nel mondo sono molto rare, ci si era illusi e si ragionava sempre nella logica del vecchio capitalismo ormai al tramonto: quello che metteva al centro della gestione gli obiettivi dei grandi volumi, della crescita quantitativa che la globalizzazione avrebbe consentito di riprendere con estrema facilità;

-La crescita impressionante di due delle tre potenze asiatiche: Cina e India, che si vanno ad affiancare ad un Giappone di cui, non si capisce perché, molti si sono dimenticati, tranne quelli che hanno adottato l’approccio e gli strumenti del management giapponese;

-Il progressivo sgretolarsi dell’Europa come potenza dall’unità di intenti: prima c’è stata la Brexit, oggi ci sono i problemi dell’immigrazione e intanto il Parlamento europeo si preoccupa dei “tappi” delle bottiglie in plastica e del passaggio nell’automotiva all’elettrico che lascia perplessi sul quando e sul come avverrà;

-Il fatto che si ritengano, e non si può non condividerlo, che i fattori critici della produzione e del funzionamento equilibrato delle economie dei diversi Paesi saranno: energia e finanza, e purtroppo su entrambi i fattori l’Italia è debole;

Per l’economia italiana c’è da sperare in una trasformazione. Il problema è se ci sarà e soprattutto quando sarà questa trasformazione; la sua intensità dipenderà infatti da quando si riuscirà a realizzarla in tutto o in parte. Certo, più si rinviano gli interventi e peggio sarà. Questa trasformazione è auspicata da un team più ristretto ma di assoluto rilievo di studiosi del Centro. L’agenda per ricostituire il potenziale di crescita del nostro Paese, secondo questo team, è la seguente (op. cit. pp. 192-195): primo riorientare gli incentivi fiscali; secondo facilitare la crescita delle micro imprese, per dipiù spesso famigliari; il finanziamento delle imprese è ancora parziale (Borsa Italiana capitalizza ancora solo il 35% del Pil, contro Francia 100% e Germania 60%); per tener testa alla frenetica evoluzione tecnologica entrare nella logica di una formazione continua obbligatoria; aumentare il peso dei settori ad alto valore aggiunto, quelli con un valore aggiunto per dipendente (o Va/costo del personale) più elevato. I dati Mediobanca, riportati nel libro, mostrano un miglioramento, per questo indicatore, che amo definire di produttività intellettuale (1), sul quale insistere:

2014: 76,1
2017: 82,0
2020: 81,1
2023: 100,6

Var. % nel periodo: +32,2

Aldilà di queste mie annotazioni nel libro ci sono molti spunti da discutere in azienda e da condividere prima di mettersi ad elaborare il budget del prossimo anno. Lo scenario è complesso,

apparentemente meno favorevole del previsto, ma a nostro avviso ricco di interessanti opportunità. Il problema è individuarle e trovare la rotta che le riesca ad intercettare. Puntare su prodotti/servizi
ad alto Valore Aggiunto pro-capite. Individuare possibili nuovi mercati di sbocco. Ad esempio, tra i mercati esteri che crescono e cresceranno quelli di alcuni Paesi dell’Est europeo (Polonia, Albania e Bosnia). Inoltre non trascurerei l’India, soprattutto se non si è in qualche modo già esplorato quel territorio. L’evoluzione politica, economica e sociale (la popolazione ha superato l’1,5 miliardi), in questi anni, è stata profonda. Ho potuto notare direttamente che per alcune imprese quest’approccio si è rivelato opportuno, ma non semplicemente per esternalizzare delle produzioni e realizzare prodotti a costi più contenuti. E poi, perché andare a “stressarsi” per internazionalizzarsi solo negli Stati Uniti? Questo Paese è stato grande ma oggi è sotto pressione per Trump e Trump è sotto pressione per la difficoltà di mantenere la sua promessa elettorale “Make America Great Again” e per aver realizzato solo mega tensioni (Groenlandia) e guerre (Israele-Gaza, per poi avviare una pace con. l’Iran che non arriva mai. È l’antico popolo persiano che oggi forse può dire grazie a Trump: MIGA – Make Iran Great Again).

Insomma non si può non essere d’accordo: nelle imprese è venuto il momento di lavorare per elaborare uno scenario in base al quale, considerando le proprie capacità competitive, operare delle “scelte di rotta”.

(1) Per approfondimenti di questa interpretazione costruttiva del Valore Aggiunto si veda A. Bubbio, Performance aziendali: è ora di riscoprire il valore aggiunto, pubblicato nella rivista Controllo di gestione, n° 3 – 2012

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