A ispirare questo post è la recente pubblicazione da parte di Guerini e Associati del libro di Tommaso Longobardi, il professionista della comunicazione che ha supportato in questi anni l’ascesa politica di Giorgia Meloni e ne ha mantenuto, nel tempo, alto il consenso a livello popolare.

C’è una componente di competenza professionale di Longobardi che, nel caso della Presidente del Consiglio, ha dimostrato essere superiore a quella di altri politici che hanno anche loro cavalcato i social, ma con minor successo. Si può quindi pensare che non siano i social che fanno la differenza, ma come questi vengono utilizzati. Nel libro ci sono alcuni spunti da tenere in considerazione: il primo, forse scontato ma spesso dimenticato, che i social non sono canali di comunicazione unidirezionali e l’ascolto delle persone con le quali si è in relazione è imprescindibile. Un secondo tema è dato dalla rilevanza e dall’interpretazione dei numeri. Come gli studiosi di controllo di gestione avevano ampiamente condiviso non si gestisce per i numeri ma attraverso i numeri. Questo significa che, pur essendo diversi i numeri espressione dell’efficacia dell’azione digitale, questi vanno presi come indicatori, segnalatori di come sta rispondendo l’interlocutore della comunicazione via social: numero di follower e numero di like non sono l’obiettivo ma il mezzo per attivare delle relazioni. Infine, un terzo aspetto di rilievo evidenziato da Longobardi è studiare successo e insuccessi degli altri, senza mai dimenticare di capire i motivi che hanno portato ad una valutazione della propria comunicazione. In proposito vi sono una serie di esempi nel libro estremamente indicativi. Riporto alcune indicazioni che Longobardi annota come insegnamenti insiti in un giudizio sulla nostra premier espresso da Rudolph Giuliani, già sindaco di New York e politico abituato ad un contesto dove i social hanno dimostrato tutta la loro potenza persuasiva: “Le parole di Rudolph Giuliani restituiscono con semplicità un concetto che attraversa tutto questo libro: la comunicazione, anche quando si serve di nuovi strumenti digitali, rimane innanzitutto un fatto umano. È credibilità, fiducia, coerenza. E questi valori, oggi come ieri, restano la base di ogni vera leadership” (op. cit. pag.143).
Quando vengono a mancare, la comunicazione perde efficacia, anzi “il giocattolo si rompe”. Un suggerimento che Longobardi dà al lettore e ha sicuramente dato a Giorgia Meloni è: “chi comunica deve saper dettare l’agenda, non subirla. È fondamentale scegliere i temi, i tempi e i modi del racconto, costringendo gli altri a seguire il proprio ritmo e non il contrario. “(op.cit. pag. 160), ricordandosi sempre che è fondamentale, secondo loro, “metterci la faccia”. Se questi sono aspetti della comunicazione che emergono a livello politico, anche sul piano aziendale i social vanno utilizzati dal leader e dal suo team per comunicare verso gli shareholder, ma soprattutto verso i sempre più esigenti stakeholder. Tutti soggetti diversi con esigenze informative diverse. Tra questi non è da dimenticare anche il personale aziendale, sia interno che sempre più anche esterno (in distance). La comunicazione al personale è sempre stata importante anche se non tutti gli studiosi lo hanno evidenziato e in passato, con le tecnologie disponibili, è sempre stata difficile. Si mandavano le circolari! Poi sono tante diverse forme, tra le quali inserisco quelli che chiamo i “Tg aziendali”. Comunicare è oggi imprescindibile, farlo in modo efficace non è così facile.
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