La passione è ciò che determina i comportamenti di una persona verso una determinata attività, sia lavorativa che di svago. Quando alla passione si associano le competenze e una certa dotazione di attitudini e caratteristiche strutturali, si fa la differenza. Lo insegnano le prestazioni sportive che evidenziano anche la rilevanza in proposito della tenacia, del saper insistere e perseverare. La passione l’ho sempre percepita come rilevante e, a seconda delle situazioni, ho utilizzato come metafore lo sport di squadra. In questo caso il ruolo del leader, sia esso il coach che un membro della squadra che scende in campo, è percepibile. Ma la passione diventa l’elemento scatenante nel caso degli sport singoli e quella che porta a sopportare sacrifici e ore ed ore di “allenamenti”, anzi a renderli almeno in parte piacevoli. In questa rapida cavalcata del ruolo sportivo della passione, mi vengono in mente anche i musicisti e persino i “collezionisti”. Ma la mia attenzione al tema diventa massima quando nelle biblioteca trovo un libro di Paolo Crepet sull’argomento, edito da Mondadori.

Avendo avuto la fortuna, nel 2024 a Madrid, di essere stato insieme a lui uno dei relatori di un Convegno del Gruppo di acquisto Its Delfino, ne avevo apprezzato la profondità di pensiero e le capacità dialettiche. Non ho quindi esitato a riprendere in mano questo suo contributo, fra l’altro uno dei suoi successi editoriali. Le sue riflessioni vengono presentate anche attraverso tre casi analizzati e presentati nel libro: quello di Renzo Piano, del jazzista Paolo Fresu e di Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino. Ebbene, desidero richiamare alcuni aspetti che caratterizzano anche le attività imprenditoriali, professionali e delle persone che operano in azienda. In primo luogo c’è bisogno di passione per avviare in modo duraturo nel tempo un’attività. È opportuno che si sposi alle competenze sia di business che gestionali. In secondo luogo, non si può insegnare ed è incontrollabile; l’autore suggerisce che non si deve cercare di gestirla o di arginarla; è preferibile commettere errori piuttosto che spegnersi nella noia. Da ultimo, è l’antidoto adatto per superare l’apatia, un male sociale che spesso attanaglia le persone nel loro quotidiano.
Tutto questo va ricordato ai giovani digitali e a chi si lascia annientare dalla digitalizzazione. Il digitale, sottolinea Paolo Crepet, è un “rallentatore cognitivo ed emotivo”. Velocizza molte nostre attività, ma riduce gli spazi per pensare. È anche per questo che propongo questo blog: senza passione manca “la spinta a fare”, manca il “motore”. Quante persone in un’azienda sono appassionate a quello che fanno? La risposta può aiutare a capire le diverse velocità a cui viaggiano le imprese. Costituiscono utili spunti di riflessione questi due brevissimi video dello psichiatra e scrittore Paolo Crepet su questo argomento:
L’importanza di avere la passione
o per approfondimenti sempre dell’autore
Paolo Crepet presenta “Passione”
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