Se questo è il contesto macroeconomico destinato ad accompagnarci sino al 2016 (salvo qualche piccolo “sobbalzino” in su) ci si deve attrezzare per moversi alla conquista del futuro.

E’ opportuno svolgere un’attività di scenario planning.

In questi difficili anni, dal settembre 2008 ad oggi, si sono imparate alcune regole che ora fanno di questo processo un processo efficace. Prima regola: non c’è uno shamano ne interno ne esterno all’azienda che è in grado di elaborare uno scenario valido. Lo scenario plan è il frutto di un lavoro collegiale di un executive team.

Seconda regola: interpretare in modo approfondito l’attuale scenario, cogliendo le correlazioni tra le principali variabili che lo hanno determinato.

Terza regola: individuare quelli che si ritengono i principali “megatrend” politici, sociali, economici e tecnologici, quelli che condizioneranno il futuro (i prossimi dieci-venti anni)

Quarta regola: domandarsi come questi trend cambieranno: i clienti e le loro esiginenze, le loro modalità di acquisto e quindi i canali distributivi, nonchè i fornitori (chi saranno e che comportamenti avranno).

Solo a questo punto si sarà in grado, riflettendo sugli elementi raccolti, di delineare un possibile scenario rispetto al quale definire i piani di azione.

Solo alcune di queste idee si trovano in lavoro di Hamel e Prahalad : “Alla conquista del futuro” (Sole 24 ore,1994).

Può essere un buon punto di partenza, ma con un gruppo di colleghi della mia università (Unoversità Cattaneo Liuc ) stiamo lavorando per sviluppare l’idea di un efficace scenario plannning, uno scenario che consenta un orientamento al lungo termine per individuare indirizzi strategici validi nel tempo