Saranno le recenti esperienze con associazioni di artigiani e alcuni progetti professionali svolti con Piccole e Medie imprese che mi stanno portando alla convinzione che piccolo non solo è bello (come scrisse anni fa Schumacher) ma è meglio.

In un ambiente ipercompetitivo è più facile muoversi con flessibilità, cogliendo molte opportunità. Certo poi ci sono i limiti che la dimensione piccola pone rispetto ad azioni commerciali efficaci sia in Italia che, soprattutto, all’estero. Ma questi limiti possono però essere superati grazie alla creazione di reti di impresa.

Inoltre un’avvertenza impotante è quella di non dimenticare cosa veniva fatto nelle “botteghe artigiane”: la condivisione dell’ “arte o del mestiere” era alla base della loro esistenza,   con processi di apprendimento diffusi.

Perchè crescere dimensionalmente, quando ci si può sviluppare (crescita qualitativa) creando comunque valore ?

Il tema verrà ripreso nei prossimi mesi. Per il momento suggerisco la lettura di due libri dei quali condivido molte idee: Stefano MicelliFuturo Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani” (Marsilio, Venezia 2011) e Dario Di Vico Piccoli. La pancia del Paese“(Marsilio, Venezia 2010).