La mia idea di Ipercompetizione viene da lontano. Lo spunto mi era stato offerto da un lavoro di Richard D’Aveni del 1994, ma una serie di approfondimenti e di convinzioni sono il frutto dell’esperienze di questi ultimi quindici anni. Così alle iniziali riflessioni sui fenomeni di turbolenza ambientale, che andavano a mixarsi con la maturità di molti business ai quali non si associava l’atteso ridursi del numero dei concorrenti, si è poi aggiunta la continua ed inarrestabile evoluzione del cliente.

Ormai siamo da alcuni anni nell’era dell’Ipercompetizione: qualche impresa ha reagito, ma altre hanno subito e continuano a subire questa situazione.

Per reagire in modo efficace cosa è opportuno fare ?

Un primo elenco di azioni immediate da intraprendere è il seguente:

a) creare le premesse per poter fuggire alla “trappola delle commodities”: questo significa individuare e valorizzare delle nuovi fonti di vantaggio competitivo, meglio se durature (utilizzando al meglio anche l’ICT e il marketing);

b) dotarsi di strategie “flessibili” e di focalizzazione;

c) pensare a strategie dove le competenze aziendali non siano un optional, ma l’elemento “portante”.

Restano infine i suggerimenti che da sempre ho fornito ricorrendo alla metafora del “rafting”, utile per rendere evidenti altre possibili risposte delle imprese all’ipercompetizione.

Un approfondimento di queste soluzioni e degli strumenti di management rivelatisi più utili è offerto da un corso svolto da Dimensione Controllo con il Centro di formazione manageriale del terziario (Cfmt).